La storia della Tramvia

La prima rete tranviaria fiorentina fu inaugurata il 19 settembre del 1890 con la linea che da Fiesole scendeva a Firenze. La tramvia, alimentata in parallelo e caratterizzata dalla captazione di corrente tramite filo aereo e ritorno sulle rotaie a tensione compresa fra gli 800 e 500 volt., era il primo esperimento in Italia di tramvia elettrica a corrente continua insieme alla linea di via Flaminia a Roma. La tramvia fiorentina fu poi dimessa nel 1958 con linee extraurbane, anch'esse inutilizzate dal 1957, che dalla città portavano a Fiesole, Rovezzano, Bagno a Ripoli, Sesto Fiorentino, Tavarnuzze, Casellina, Trespiano e Peretola. Il massimo sviluppo del sistema fu però raggiunto negli anni '30, quando la tramvia disponeva di circa 220 chilometri di percorso.

Agli inizi degli anni cinquanta il trasporto pubblico fiorentino era ancora affidato in gran parte al tram. La rete aveva in realtà subito i primi tagli già prima della Seconda Guerra Mondiale: nel 1936 era stato soppresso l’itinerario Via Calzaioli – Piazza della Signoria e con l’apertura delle prime filovie 7 e 9 erano state eliminate le linee per Fiesole e Settignano.
Nonostante questo, però dopo la fine del conflitto, le prospettive di una modernizzazione del sistema tranviario, danneggiato in modo consistente durante la guerra, sembravano buone: il binario fu reinstallato sul primo ponte ricostruito sull’Arno, il Ponte San Niccolò (1948), e successivamente sul Ponte della Vittoria (1950), e sul Ponte alla Carraia (1952).
Alcune carrozze vennero mandate da Viareggio e ricostruite nelle officine aziendali, dove furono dotate di nuove casse motrici Radiax, sulla falsariga delle vetture già ricostruite. Le vetture entrarono in servizio nel 1943: si ebbe così a disposizione un buon numero di tram monodirezionali di apparenza moderna, dotati di porte pneumatiche e di interni più ampi e confortevoli sia per i passeggeri sia per il personale di guida, che poterono però trovare impiego solo sulle linee 1 e 17, dotate la prima di triangolo di inversione e la seconda di anelli di ritorno, e sulla circolare 19.

Per qualche anno circolò l’ipotesi di acquistare nuove vetture a carrelli, mai circolate a Firenze, (con l’unica eccezione della Peter-Witt torinese nel 1936: fece in tempo a raggiungere in prova sulla linea 1 il capolinea di Piazza Signoria, poco prima della sua chiusura). Si parlò di un primo lotto di 22 vetture, scese poi a 7, ma il progetto fallì: il traffico sempre crescente, la necessità di estesi interventi sugli impianti fissi e la disponibilità sul mercato di nuovi modelli di autobus e di filobus portarono, nei primi anni ’50, alla decisione di eliminare totalmente il tram dalle strade di Firenze.

L’agonia del sistema tranviario fu rapida: si passò dalle 239 vetture del 1951 alle 212 del 1955 per scendere bruscamente alle 80 del gennaio 1958, anno della chiusura.